Courier de l'Égypte - La Gradiva di Atlan, tra adolescenza e l'eternità delle rovine di Pompei

La Gradiva di Atlan, tra adolescenza e l'eternità delle rovine di Pompei
La Gradiva di Atlan, tra adolescenza e l'eternità delle rovine di Pompei

La Gradiva di Atlan, tra adolescenza e l'eternità delle rovine di Pompei

Il film premiato a Cannes in programma ad Alice nella città, poi in sala

Dimensione del testo:

"Le persone hanno bisogno di compensare la mancanza attraverso fantasie, storie e c'è qualcosa di bello in questo attrito tra una realtà sfuggente e il bisogno umano di soddisfarla. Questo fascino per le foto, gli archivi e tutte le forme di resti è dovuto anche a ciò che in essi c'è di morboso e trasgressivo: sono l'impronta degli ultimi momenti di queste persone. Essi sollevano la questione della menzogna, della verità e della fantasia". Lo spiega la regista e sceneggiatrice Marine Atlan parlando della sua opera prima, La Gradiva, vincitore del Grand Prix Ami Paris, il riconoscimento più prestigioso della Semaine de la Critique alla 79/edizione del Festival di Cannes, in programma ad Alice nella città, festival parallelo alla Festa del cinema di Roma e in sala dal 12 novembre distribuito da Fandango. Il lungometraggio con protagonisti Antonia Buresi, Colas Quignard, Suzanne Gerin, Mitia Capellier-Audat è una produzione Francia-Italia ed è ambientato interamente in Italia, tra Pompei e Napoli, una produzione Films du poisson, coprodotto da Arte France Cinema e, per l'Italia, da Bibi Film TV di Angelo Barbagallo. Si racconta una classe di liceali che si reca a Pompei alla scoperta delle rovine e dei corpi pietrificati dal Vesuvio. Il viaggio si trasforma in un momento unico in cui la forza della giovinezza incontra un mondo congelato nel tempo. I loro desideri cominciano ad affiorare con intensità inaspettata, conducendoli verso una frattura irreversibile. "Erano lo scontro tra l'istantanea della gioventù e l'eternità delle rovine a interessarmi. Intuivo che ciò racchiudesse una forte promessa drammaturgica ed estetica - aggiunge la regista -. La sfida era dirigere venti giovani attori e attrici per cercare di riprodurre con precisione le dinamiche collettive. Abbiamo dovuto tenere conto della pluralità delle rappresentazioni all'interno di un gruppo, per realizzare un film sull'adolescenza".

G.Yassin--CdE