Giappone, per la premier Takaichi consenso in calo prima del voto
Elezioni incerte tra incognite economia e nuove alleanze
A meno di due settimane dalle elezioni anticipate in Giappone, il tasso di approvazione della premier Sanae Takaichi mostra i primi segni di cedimento, con un calo progressivo rilevato nei principali sondaggi di opinione: dal 75% di dicembre del Nikkei all'attuale 67%, mentre l'agenzia Kyodo registra il 63%, e le indicazioni del Mainichi scendono fino al 57%. L'ultima indagine della emittente pubblica Nhk fissa il gradimento al 59%, con un tasso di disapprovazione in crescita al 26%; un trend che disegna un quadro sempre più complesso per la prima donna diventata premier in Giappone appena lo scorso ottobre. A pesare in primo luogo è la decisione di sciogliere la Camera bassa prima dell'approvazione della manovra di bilancio record - dal valore di 793 miliardi di dollari, con il 49% degli intervistati che la giudica inappropriata. Dietro la decisione strategica c'è l'intento di Takaichi di convertire la propria popolarità personale in un maggiore sostegno all'esecutivo, per perseguire politiche fiscali espansive, nonostante il 56% degli elettori dubiti che il pacchetto anti-inflazione possa arginare il carovita - considerata una priorità assoluta per il 41% degli intervistati. Il divario tra la "leadership carismatica" della premier e il consenso generale dell'elettorato verso i conservatori è il vero nodo critico. Mentre la premier naviga oltre il 50% di gradimento, il partito Liberal-democratico (Ldp) stenta intorno al 30%, senza l'appoggio storico del Komeito, dopo 26 anni di alleanza. La rottura con la forza centrista, ora schierata con l'opposizione, secondo i sondaggi rischia di minare il vantaggio dei conservatori in decine di collegi urbani. L'incertezza è evidente anche sul futuro assetto parlamentare: solo il 46% auspica una maggioranza governativa, mentre il 32% punta su un equilibrio tra i diversi schieramenti. Una fase congiunturale che, osservano gli economisti, rischia di indebolire ulteriormente le promesse elettorali della premier. Il voto si profila così come un banco di prova sulla sostenibilità fiscale e sulla credibilità istituzionale dell'esecutivo, in un contesto in cui i rendimenti dei titoli di Stato restano sotto pressione per i timori legati a un aumento del debito pubblico, mentre il 58% dell'elettorato si dice favorevole a tagli strutturali dell'Iva.
I.Amin--CdE